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Passo di Rigano. Già all’inizio del diciassettesimo secolo Passo di Rigano era il nome della zona, attraversata dal canale omonimo, il più importante canale d’acqua della città dopo il fiume Oreto. Le prime notizie della borgata di Passo di Rigano risalgono al sec. XVII, nell’opera “Palermo Restaurato”dello storico Vincenzo Di Givanni.Nella sua descrizione, Passo di Rigano era un luogo salubre, ricco di vigneti, uliveti, pascoli e, nelle montagne vicine, di piante di origano (in siciliano:riano, rigano) da cui derivò il nome.
Una torre detta ” Torre Mango” esiste lungo la via Casalini, e sembra che questa torre, attorno alla quale si è sviluppato il primo nucleo della borgata, sia stata l’elemento generatore della borgata stessa. Via via la borgata si andò sviluppando e gli abitanti decisero di costruire la cappella dedicata a S. Giuseppe.
Borgo Nuovo è il diciottesimo quartiere di Palermo. Sorge tra il 1957 ed il 1983 (nell'era del boom edilizio), in una vasta area pianeggiante all'estrema periferia ovest della città, ai piedi delle alture della Conca d'Oro, allora completamente separata dal centro abitato ed adibita a pascolo. Il quartiere, costituito pressoché integralmente da fabbricati di edilizia popolare è caratterizzato da edifici progettati in serie, disposti su un reticolo stradale trapezoidale, con ampie aree destinate al verde. L'intervento è ispirato dal modello delle new towns allora molto in voga.In pochi anni, nonostante i ritardi burocratici e la mancata realizzazione di parte della progettazione originaria, Borgo Nuovo si popolò di famiglie provenienti dai fabbricati fatiscenti del centro storico o immigrate dai centri della provincia, assumendo in pieno i caratteri del quartiere operaio. Negli anni settanta e ottanta, lo spazio agricolo che divideva l'agglomerato dal resto della città è praticamente scomparso per l'intensa edificazione, tuttora in corso, che ha visto allocare lungo gli assi stradali numerosi insediamenti commerciali e residenziali, pur rimanendo il quartiere ai margini del tessuto urbanistico palermitano.
Baida fu un antico casale saraceno. Nel X secolo, tra il 973 e il 976 circa, Ibn Hawqal, mercante di Bagdad che visitò Palermo, la chiamò “Al Bayda”, cioè la bianca, certamente per la presenza della chiara terra magnesiaca che vi abbondava nelle vicinanze.
Per molti secoli la bianca “terra di Baida” ebbe grande rinomanza e fu compresa nella farmacopea ufficiale. Lo Scinà, che per primo vi notò la presenza di carbonato di magnesio, ci riferisce che sin dal XVII secolo questa polvere venne divulgata in Italia come “atta a guarire qualunque morbo” e fu conosciuta con i nomi di elixir vitae, polvere magistrale e polvere cattolica. Il Villabianca aggiunge che questa polvere, chiamata anche panacea in quanto rimedio di ogni male, fu scoperta da un certo Vincenzo Albamonte e veniva venduta al pubblico da un tale di nome Anzalone a seguito di specifica autorizzazione del pretore.
La frazione o borgata rappresenta oggi l'area in cui la ormai metropoli di Palermo si sta espandendo. Ed è così che, oggi, sempre più colorati agrumeti spariscono per lasciare spazio a nuovi palazzi e ville.